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Si aspettava da tempo e finalmente è arrivata. La sentenza n.87 del 10 gennaio 2012 emessa dalla Corte di Cassazione Sez. Lavoro, sancisce quali comportamenti possono essere considerati come Mobbing.

sentenza della corte di cassazione sul mobbing

A proposito di Mobbing – La Corte di Cassazione si pronuncia

Si aspettava da tempo e finalmente è arrivata. La sentenza n.87 del 10 gennaio 2012 emessa dalla Corte di Cassazione Sez. Lavoro, sancisce quali comportamenti possono essere considerati come Mobbing.

L’ardua missione di definire i confini di questa problematica è toccata alla Giurisprudenza del Lavoro, non esistendo a tutt’oggi una chiara ed univoca descrizione nosografica a livello internazionale delle sue conseguenze psicofisiche.

Secondo la Cassazione si parla di “una condotta del datore di lavoro sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del dipendente sul luogo di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterarti comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del lavoratore, con effetto lesivo del suo equilibrio fisio-psichico e della sua personalità”.

Tra gli elementi riconosciuti dalla Corte di Cassazione vengono ribaditi:

• molteplicità di comportamenti di carattere persecutorio;

• evento lesivo della salute;

• nesso tra la condotta del datore di lavoro ed il pregiudizio all’integrità psico-fisica;

• prova dell’intento persecutorio.

Attenzione dunque. Dimostrata e verificata la situazione di costrittività organizzativa, la condotta lesiva giustifica la causa ed il conseguente risarcimento del danno.

  1. tronati bruno
    tronati bruno01-28-2012

    Ci erano già precedenti sentenze nel senso della 87/2012, in particolare Cass. n. 3875 del 16/12/2008 depositatail 17/02 2009 ( vedasi nel mio libro “Stop a mobbing, straining e stress lavoro-correlato ” edito recentemente dall’Ediesse- Roma e anche nel citato sito).

    • Skindeep
      Skindeep01-30-2012

      Gentile Dott., grazie per il suo contributo.
      Certamente non possiamo che essere d’accordo con Lei. Non è la prima sentenza in materia.
      Ci sembrava tuttavia importante segnalarla in quanto costituisce un ulteriore passo in avanti su questa delicata problematica.

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