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Uomini

Uomini sull’orlo di una crisi economica – Implicazioni sociali, relazionali e cliniche

 

Ed è ancora vento di crisi. Che colpisce in modo proporzionale donne e uomini, giovani e anziani, persone a basso reddito e a reddito medio alto. Non esiste un settore più a rischio. All’interno di una crisi sistemica, come è stata definita, siamo tutti coinvolti. Sono infatti toccate non solo le categorie tradizionalmente considerate a rischio di burn out come gli operatori socio-sanitari e gli insegnanti, ma anche impiegati, commercianti ed operai risentono a livello emotivo delle difficoltà intrinsecamente legate all’incertezza.

CORSI E RICORSI STORICI

Come nell’anno della “Grande contrazione”, infatti, i problemi legati alla precarietà del posto di lavoro provocano un forte aumento dei fenomeni depressivi, che portano, in un numero non trascurabile di casi, anche al suicidio. È questo il caso delle ultime tristemente note vicende riferite dalla cronaca italiana che mettono in luce come il fenomeno sia trasversale ad ogni classe colpendo appunto tutti i lavoratori, manager e dirigenti inclusi.

Certamente le difficoltà economiche, i debiti e l’impossibilità di provvedere adeguatamente a famiglie e dipendenti costituisce uno dei moventi per i gesti estremi a cui stiamo assistendo. Ma ancor più forte, in termini di motivazione ad un atto tanto drammatico quanto istrionico, è l’impossibilità, di sfondo marcatamente depressivo, di vedere un futuro prossimo o a lungo termine, la materializzazione di un vero e proprio fallimento esistenziale. Sono dunque i profondi sentimenti di vergogna, sfiducia ed emarginazione sociale, e la volontà di portare la propria drammatica esperienza sotto i riflettori a fare da traino.

In altri casi, meno violenti ma certamente non meno dolorosi, la crisi ha costretto numerosi manager a scendere a compromessi, a fare un passo indietro, accettando demansionamenti e posizioni inferiori tanto in termini economici quanto in termini di responsabilità e prestigio.. Dato importante per la numerosità se si pensa che dal 2008 il numero degli occupati con profilo professionale di dirigente è sceso del 20,8%, passando da 500mila a 386mila.

GLI EFFETTI SULLA SALUTE IN EUROPA

I dati raccolti nel 2011 dalla European Public Health Association rivelano che i paesi investiti più pesantemente dal crollo dei mercati finanziari pagano anche in termini di salute. In particolare si evidenzia una generale riduzione del livello di salute pubblica che si traduce, a partire dal 2009,anno in cui è esplosa la crisi, in una minore aspettativa di vita. I dati relativi all’anno passato inoltre evidenziano un aumento dell’uso di alcol e di sostanze, dei livelli di suicidio e dei problemi legati alla salute mentale (ed in particolare gli episodi depressivi).

Questi dati assumono proporzioni ancora più rilevanti in vista di una minore disponibilità economica che impatta sulla possibilità di fare ricorso alle cure mediche nelle fasi iniziali delle malattie. Questo si traduce di fatto in una iniziale riduzione del numero di visite specialistiche e ad un successivo aumento dei ricoveri e il collasso delle strutture sanitarie dedicate, già sature. Esemplare è il caso della Grecia dove si registra un aumento del 40% dei suicidi. A questo proposito è dimostrato in letteratura che il suicidio è un problema specifico legato alla recessione economica (Gunnel, 2009). Inoltre, per ogni aumento della disoccupazione dell’1% è emerso un aumento dello 0,79% di suicidi in età inferiore ai 65 anni (Stuckler et al., 2009).

È dunque facilmente comprensibile come lo spettro della depressione clinica si ponga in questa fase specifica come un riflesso della depressione economica.

In Italia, l’abbiamo detto, il trend conferma i dati internazionali. Se infatti fino a tutto il 2011 l’analisi degli indicatori socio-economici indicava un tasso di suicidio maggiore, a fronte della perdita del lavoro, nelle regioni con un tasso più elevato di reddito e occupazione, dove il lavoro rappresenta non solo una forma di sostentamento ma un vero e proprio status, i primi mesi del 2012 rivelano una portata ancora più ampia del fenomeno che non risulta più circoscrivibile.

L’IMPATTO DELLA DEPRESSIONE SULLE FAMIGLIE ITALIANE

Se è facilmente intuibile, di fronte all’insorgenza di problemi lavorativi in questo momento di crisi, la tragedia delle famiglie che nascono monoreddito, non bisogna d’altro canto sottovalutare l’impatto della perdita del lavoro di uno dei coniugi sulle dinamiche familiari. Soprattutto se a perdere il lavoro è il marito e la moglie deve provvedere, da sola, al sostentamento dell’intera famiglia. In questo caso, oltre ai problemi prettamente economici, si aggiungono le difficoltà legate ad un ribaltamento forzato dei ruoli, il loro impatto psicologico e relazionali.

LA DEPRESSIONE E I MANAGER. UN DISCORSO A PARTE
L’alto tasso di stress che devono sopportare li rende davvero vulnerabili. Inoltre, contrattualmente, sono sicuramente le figure professionali più rischio di licenziamento. La tendenza ad esaurirsi o a somatizzare le ansie dettate dal lavoro inficia le loro performance innescando pericolosi circoli viziosi. Il rischio di essere licenziati, e la conseguente paura fondata di non riuscire a trovare una posizione equivalente (sia in termini di compenso che di responsabilità e prestigio) diventano facilmente un incubo. Da notare che nel mirino non sono più esclusivamente i dirigenti con un’anzianità anagrafica e lavorativa significativa ma anche giovani manager intorno ai quarant’anni con problematiche che vanno dal demansionamento, a inique vessazioni (volutamente mirate a realizzare l’allontanamento della risorsa) fino ai licenziamenti. In questa situazione, tendenzialmente, il manager tende a mascherare il più possibile la sua sofferenza.

CAPIRE I SEGNI E I SINTOMI DEL DISATTAMENTO LAVORATIVO

I sintomi più frequenti coinvolgono la sfera cognitiva: difficoltà di attenzione, concentrazione, memoria, pianificazione e priorizzazione. Questi sintomi diventano tanto più evidenti quanto più elevata è la performance richiesta. Ne segue ansia, sotto forma di frustrazione per le difficoltà a raggiungere i propri obiettivi. Frequenti sono le rimuginazioni e i pensieri notturni. La deflessione del tono dell’umore si manifesta come anedonia, cioè l’incapacità di provare interesse e piacere per le cose che si fanno normalmente e quindi di automotivarsi.

Il sonno è spesso disturbato e non riposante con difficoltà di addormentamento, frequenti sono i risvegli notturni. La diminuzione della fame porta a rapidi dimagramenti, astenia e anergia. Inoltre, piuttosto comune il ritiro sociale conseguente al senso di vergogna sperimentato. Più tardivamente, si riconosce anche la perdita della libido, soprattutto in quelle già descritte situazioni di ribaltamento dei ruoli. Possibili sono poi le somatizzazioni con paure ipocondriache e ricorso a inutili esami medici, nell’ottica di una negazione del disagio psicologico.

AFFRONTARE IL PROBLEMA

Uscire dalla depressione si può e si deve. Anche imparando ad affrontare costruttivamente un mondo lavorativo incerto e mutevole.

La terapia di elezione in questi casi combina il trattamento farmacologico della riduzione, a livello cerebrale, dei neurotrasmettitori e la psicoterapia, orientata in modo strategico all’apertura di nuovi spazi di esperienza personali. Così facendo, in circa sei mesi è possibile rimettersi in gioco essendosi riappropriati del bagaglio professionale di una vita.

Le logiche in ambito lavorativo sono cambiate. Un tempo si rimaneva spesso in una stessa azienda fino all’età pensionabile ed era ben chiaro il percorso professionale da seguire: il lavoro rivestiva così un ruolo rassicurante e protettivo.

Nell’attuale realtà lavorativa invece regna l’imprevedibilità e l’incertezza: le aziende chiudono, cambiano il proprio assetto organizzativo e richiedono nuove professionalità. Il lavoratore rischia di trovarsi senza un’occupazione, con un ruolo diverso a cui era abituato oppure sente di non essere preparato per soddisfare le esigenze dell’azienda.

Il segreto è cambiare prospettiva: nell’attuale situazione lavorativa ci sono maggiori possibilità di arricchire la propria professionalità, entrare in contesti aziendali differenti, svolgere attività e sperimentarsi in ambiti che in passato non sarebbero stati presi in considerazione. Ognuno può “forgiare” se stesso, soddisfare le proprie inclinazioni e dedicarsi a quello che più interessa: una progettazione che favorisce un rinnovamento continuo di sé stessi.

E’ dunque possibile sviluppare progetti in realtà aziendali diverse, accrescere sempre più le proprie competenze, ma anche dedicarsi a quel desiderio rimasto inespresso e a quel sogno nel cassetto che è ora di colmare.

Partendo da tali presupposti, occorre però attrezzarsi opportunamente, analizzare le azioni concrete da compiere per affrontare i cambiamenti e ricercare attivamente una nuova strada professionale.

Occorre, ad esempio, imparare a valorizzare se stessi, a scrivere il miglior curriculum, apprendere quale sia il modo più efficace per affrontare un colloquio lavorativo, quali canali percorrere nella ricerca di un lavoro ma anche come favorire la propria consapevolezza, come capire le competenze possedute. Un percorso che faciliti le persone ad essere artefici del proprio percorso professionale e fornisca utili spunti nella gestione del cambiamento.

 

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