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Mangiare Sano Ortoressia

Ortoressia – L’ossessione di mangiare sano!

Nata alla fine degli anni ’90, la sindrome ortoressica trova “terreno fertile” nei paesi industrializzati, dove i frequenti messaggi lanciati dai mass media favoriscono l’insorgenza di allarmismi alimentari.

Il principio fondante è che lo stato di salute sia totalmente dipendente dall’attenzione posta alla scelta dell’alimentazione e si caratterizza, quindi, attraverso la rigida e minuziosa definizione di regimi dietetici, generalmente ristretti al solo consumo di frutta e verdura, in quanto alimenti considerati sani.

Ma chi è davvero l’ortoressico?

È un “drogato” di cibo sano, che ricerca con scrupolo e ossessività tutto ciò che è naturale e non manipolato, perché ha fatto totalmente suo il connubio “cibo non sano = malattia”.

L’ortoressico passa diverse ore a discutere dell’esistenza di cibi sani e non sani e moltissime ore per scegliere e acquistare il cibo ritenuto più sano. Tutto questo controllo finisce per determinare un problema quando capita di mangiare fuori casa, perché a questo punto la scelta è tra non alimentarsi oppure portarsi dietro il proprio cibo e le proprie stoviglie.

La caratteristica assenza di flessibilità e spontaneità dell’ortoressico, che rifiuta in modo categorico ogni forma di deroga alle proprie abitudini alimentari, viene a configurarsi, quindi, come una vera e propria ossessione per il “ mangiar sano”.

È davvero salutare?

Molteplici sono le implicazioni per l’individuo, a livello fisico, psicologico e sociale, in quanto tutta questa ricerca di cibo sano, che avrebbe come fine ultimo il mantenersi in buona salute, può portare, invece, paradossalmente, a gravi conseguenze per l’individuo e la sua salute. In particolare, oltre alle restrizioni specifiche e alle conseguenti carenze che si determinano, possono verificarsi squilibri elettrolitici, osteoporosi, atrofie muscolari e altri problemi fisici.

Nei casi più gravi le persone possono andare incontro a gravi forme di denutrizione tali da condurle al decesso.

Senza contare che questo stile di vita porta a un progressivo isolamento sociale, sia in risposta al tentativo di evitare tutti quei momenti di incontro con gli altri basati sulla condivisione del cibo, sia come conseguenza del “complesso di superiorità”, che conduce a disprezzare chi non mangia sano come lui.

Analogie e differenze…

Come per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, la vita mentale dell’individuo in questione risulta completamente invasa e condizionata da un pensiero ricorrente, il regime alimentare.

Le preoccupazioni rispetto alla dieta da seguire non possono essere controllate se non attraverso l’attuazione compulsiva della dieta stessa e di alcuni rituali volti a far diminuire l’angoscia (ad esempio sminuzzare il cibo, seguire un ordine fisso di ingestione degli alimenti).

Vengono passate molte ore nella documentazione sugli alimenti permessi e sulle modalità di cottura per non intaccare i valori nutrizionali, ricercando prodotti “sicuri” o coltivandoli in prima persona.

Si tratta, inoltre, di un disturbo del comportamento alimentare, come possono esserlo anoressia e bulimia, che mette a rischio gli individui di qualsiasi età che iniziano un percorso dietoterapico, soprattutto quando non vi è il giusto approccio al problema e le prescrizioni da parte del nutrizionista non vengono fatte correttamente e con le giuste precauzioni.

Ancora più a rischio sono gli adolescenti, poiché a questa età il corpo va incontro a inevitabili trasformazioni e si vuol piacere agli altri e somigliare sempre più ai modelli che propongono i mass media.

Dunque sì alle diete e al nutrirsi in modo sano, ma ricordando che in questo campo il fai-da-te, soprattutto in età pediatrica e adolescenziale, potrebbe essere estremamente dannoso sia dal punto di vista organico che psicologico.

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