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No Compiti

Che barba questi compiti!

I compiti a casa spesso minacciano la serenità familiare e sono considerati un punizione sia da bambini sia da ragazzi, mentre gli insegnati li descrivono come un lavoro indispensabile per un’adeguata preparazione scolastica. In effetti i “compiti” sono per i ragazzi quello che per noi adulti è il lavoro da fare a casa…

Preferiremmo fare altro il più delle volte ed è, anche per questo motivo, non facile per un genitore individuare l’atteggiamento più opportuno da adottare al riguardo.

Conviene essere permissivi o autoritari? Intervenire o lasciarli far da sé anche se sbagliano? Come si può aiutarli davvero?

La prima cosa da fare è sempre evitare di criticare gli insegnanti sia per la mole che per la qualità dei compiti dati.

Perché?

Perché così facendo rischiamo di inficiare l’autorità di un adulto che, per quanto talvolta possa commettere degli errori – sono umani anche loro! – rimane comunque un punto di riferimento importante per i nostri figli.

Ciò premesso la seconda cosa da fare è cercare di capire la reale richiesta che i nostri figli ci stanno ponendo che, non sempre, è legata ad una reale difficoltà di comprensione del lavoro da svolgere o, peggio, ad un momento di pigrizia davanti ad una grossa mole.

In che senso? Vediamo degli esempi.

Papà per domani ho troppi compiti e poi questo esercizio è così difficile … non ce la farò mai da solo… mi aiuti?

In questa richiesta apparentemente singola potrebbero esserci più richieste:

  • reale difficoltà?
  • nascondere il desiderio di ricevere attenzioni?
  • sentirsi rassicurati dalla vicinanza dell’adulto?
  • il bambino abituato ad essere aiutato non prova neppure a fare da solo?
  • teme forse di non essere in grado?

Premettendo che un figlio deve sempre sapere di poter contare sul sostegno sulla vicinanza e sull’amore del genitore, occorre fare molta attenzione a che ciò non si declini nel sostituirsi a loro nelle difficoltà cioè, non deve significare adagiarsi e impigrirsi, dando per scontato l’aiuto dei “grandi”.

Il ruolo educativo del genitore deve portare infatti all’autonomia e non avvallare comportamenti dipendenti sebbene, come già detto, la presenza dell’adulto è indispensabile a fronte di una richiesta d’aiuto.

La sera torno tardi dal lavoro e mio figlio spesso ha ancora finito i compiti poi ci sono la cena da preparare, la casa da riordinare e il tempo sembra non bastare mai… Di solito, per fare prima, glieli finisco io…

Sostituirsi al figlio, come nel caso della nostra “mamma-esempio”, non solo non consente all’insegnante di verificare l’effettiva comprensione del compito, ma interferisce tanto con lo sviluppo dell’autonomia del ragazzo quanto soprattutto con la sua capacità di organizzare lo studio. Inoltre, non insegna ad aver fiducia nelle proprie capacità.

Ieri mio figlio è risultato impreparato su un argomento che avevamo ripetuto insieme….. parlandone con l’insegnante….mi ha detto che, probabilmente, è il risultato di un’eccessiva pressione da parte mia…

Occorre tenere sempre presente che, i nostri figli, non solo fanno propri (introiettano) i nostri desideri ma cercano anche di esaudirli; questo può causare, quando la richiesta non è adeguata alle capacità del ragazzo, un eccessivo carico emotivo che si può tradurre non solo in ansia ma, il più delle volte, in scarse prestazioni e conseguente frustrazione.

Questo non vuol dire non spronarli a fare meglio ma comprendere le reali capacità del ragazzo senza eccedere in richieste.

Ogni sera verifico sempre che mia figlia abbia svolto correttamente tutti i compiti. Con sorpresa e rammarico, però, ho scoperto che lei di proposito evita di segnarli tutti sul diario, per impedirmi di controllare!

Oppure….

E’ sempre una lotta far fare i compiti a mio figlio… Se non minaccio di punirlo, non riesco neppure a farlo sedere alla scrivania…”

Studiare richiede serietà, concentrazione e impegno, che bisogna ottenere con un atteggiamento fermo e serio, autorevole, ma non autoritario.

Non ha senso studiare, o fingere di farlo, solo per evitare rimproveri o punizioni. Dobbiamo imparare a trasmettere la passione per l’apprendimento e l’importanza del senso del dovere. Premi e limitazioni in base al rendimento scolastico sono importanti ma questo non deve declinarsi in ricatti. Occorre che il ragazzo comprenda che il buon risultato è già un beneficio.

Quindi, come possiamo aiutare i nostri figli nel fare i compiti?

1. NO ALLE CRITICHE
2. VIETATO PRESSARE
3. INVESTITE IN FIDUCIA
4. CURATE L’AMBIENTE

E allora… Aiutare davvero un figlio a studiare significa aiutarlo a non aver bisogno di aiuto!

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