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Selfie

Sindrome da Selfie – Quando i social network ci rendono più Narcisisti

La tecnologia modifica ogni giorno la nostra vita.

Al giorno d’oggi, tutto finisce immediatamente online grazie a smartphone e tablet, diventati inseparabili compagni della nostra quotidianità. Che sia in ascensore o davanti allo specchio del bagno non importa, quello che conta è che la luce e l’espressione siano giuste affinché nella foto si appaia al meglio.

Di cosa stiamo parlando?

Del selfie, ovviamente, e questo comportamento è così diffuso che alcuni esperti già parlano di Sindrome da Selfie, ma di cosa si tratta?

Cos’è il Selfie?

Si definisce selfie “una fotografia scattata a se stessi, in genere con uno smartphone, che viene condivisa prontamente su un social network”.

Potremmo dire che si tratta di una versione moderna ed evoluta del classico autoscatto, alla quale si aggiungono due dimensioni importanti: la dimensione della rappresentazione e della condivisione dell’immagine. Infatti, mentre il vecchio autoscatto rimaneva, di fatto, un ritratto privato, il selfie, invece, è pubblico poiché, postandolo sul web, è visibile da un potenziale molto vasto di persone.

Si tratta di un fenomeno che tradisce il desiderio e il piacere di apparire, di mostrarsi e di mostrare qualcosa di sé, valutato come positivo e degno di essere condiviso. Alla – quasi – disperata ricerca di “like”: simbolo di approvazione, condivisione e complimenti che possano confermare l’immagine e l’idea che si vuole dare di sé, il compulsivo pubblicatore di “selfie” appare come l’ennesimo fragile personaggio in cerca di approvazione.

Quale la relazione tra Selfie e Narcisismo?

Anche se questa pratica ha contagiato sia adolescenti che adulti, ovviamente l’attività di scattare selfie colpisce con gradi diversi gli utenti del web. Tuttavia, parlando in termini generali, l’attività di scattare immagini a se stessi è da sempre collegata a una dimensione narcisistica intrinseca nell’individuo, alla ricerca di una gratificazione altrui, espressa attraverso il numero di “mi piace” ottenuti per ogni singolo scatto.

Con l’avvento dei social network, l’aspetto narcisistico viene di fatto accentuato poiché la consapevolezza della condivisione di ogni selfie, spinge l’utente a continuare a scattare fino a quando non crede di aver ottenuto l’immagine migliore.

Il selfie quindi è un ottimo strumento in ottica narcisista: consente di mostrare se stessi nelle attività più disparate e raccogliere commenti positivi appagando il bisogno di ammirazione narcisistico. Proprio per questa ragione diventa l’arma preferita del narcisista al punto da poter parlare di sindrome da selfie.

Selfie: Quando diventa troppo?

Sia per la vastità del fenomeno che per la sua frequenza, si è arrivati a parlare quindi di Sindrome da Selfie, ossia di una sindrome che colpisce le persone eccessivamente preoccupate della propria immagine digitale sui social media. Avere un profilo su un social network e postarvi qualche foto, piuttosto che un pensiero, non è sintomo di Sindrome da Selfie. Se, però, al contrario, il primo pensiero in un momento piacevole diventa il cellulare per scattare la foto, da postare immediatamente, allora qualche dubbio dovrebbe venire.

Nei casi più estremi si può anche arrivare a svolgere alcune attività non per il gusto del farlo, ma solo perché incentivati dall’idea del “figurone” sul social di turno.

Di fatto, la possibilità di esporsi virtualmente in maniera idealizzata si coniuga con il patologico bisogno di ammirazione del narcisista, dal momento in cui ciò, permettendogli di amplificare a dismisura il palcoscenico sul quale mostrarsi, gli rende possibile, di conseguenza, ampliare il raggio di raccolta di consensi e di esposizione della propria – presunta – specialità.

But first… Let me take a selfie….. (The Chainsmoakers)

About the Author

Elena PariseLa dott.ssa Elena Parise, Psicologa e specializzanda in Psicoterapia Cognitiva presso la Scuola "Studi Cognitivi" di Milano, si occupa di supporto psicologico rivolto a bambini ed adolescenti. Effettua inoltre consulenze per il supporto alla genitorialità.View all posts by Elena Parise →

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