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Che fare se si rimane travolti dal Complesso di Adone?

Vigoressia

Vigoressia ovvero l’ossessione per il fitness!

Da anni si sente parlare di anoressia, un malessere che rende schiave migliaia di persone vittime di una errata percezione del proprio corpo. Pochi, però, conoscono un altro aspetto legato sempre ad un’alterata percezione di se stessi, un’altra faccia della stessa – infausta – medaglia: la vigoressia.

Che cos’è la vigoressia e chi ne soffre?

La vigoressia, o – come viene altrimenti chiamata – bigoressia o Complesso di Adone, potrebbe essere descritta come la presenza di una preoccupazione intensa e cronica di non essere sufficientemente muscolati, unitamente a una percezione di sé e del proprio corpo come sempre e costantemente poco tonico. A ciò ne consegue una ricerca esasperata di un ideale di bellezza e perfezione che, inevitabilmente, risulta sempre un po’ più distante dal livello che, mano a mano, viene raggiunto.

I soggetti maggiormente “a rischio” sono i maschi e la fascia di età maggiormente colpita è quella dei 25-35 anni, seguita da quella tra i 18 e i 24. Tuttavia, non manca la presenza anche di una fascia di persone più adulte (anche over 40), che, spinte forse dall’idea di riconquistare la propria giovinezza attraverso l’allenamento, si lascia gradualmente attrarre da allenamenti sempre più duri e frequenti, alimentazione sempre più rigida e così via, fino a trovarsi vittima della vigoressia.

L’identikit dell’Adone
  1. iperinvestimento sul corpo e ricerca della perfezione fisica;
  2. quantità di tempo eccessivo trascorso in palestra a “scolpire” i muscoli;
  3. tendenza a consumare cibi ipocalorici e/o abusare di integratori alimentari;
  4. eccessiva focalizzazione visiva sul corpo, sui singoli muscoli o sul peso corporeo;
  5. insoddisfazione per il proprio corpo nonostante l’enorme sforzo profuso;
  6. bassa autostima.

Quali sono le possibili conseguenze della vigoressia?

Le persone che soffrono di vigoressia si ritrovano, quindi, risucchiate in una spirale che, a lungo andare, espone a tutta una serie di rischi per la propria salute fisica, ma non solo. Di fatto, si presentano compromissioni in aree importanti del loro funzionamento (sociale, occupazionale, relazionale): chi è affetto da tale disturbo può arrivare, talvolta, a sacrificare importanti impegni sociali. Alcuni studi, tra cui quelli di Olivardia et al. (2001) hanno confermato, ad esempio, la rinuncia da parte di alcuni soggetti anche a ruoli di rilievo in affari, in ambito legale o medico, pur di perseguire lo scopo di allenarsi il maggior tempo possibile in palestra. Dai risultati emerge che altri hanno perfino compromesso relazioni familiari, divorziando dalle mogli perché il bisogno di allenarsi aveva la priorità su ogni cosa.

Estremismi a parte, gli individui con vigoressia vivono un senso di inadeguatezza che li induce a evitare contatti sociali e a fallire frequentemente nelle relazioni interpersonali. Non di rado capita che arrivino a ritenere gli altri inadeguati e incapaci di comprendere che l’unica via corretta è quella di un comportamento rigido e finalizzato all’aumento dei volumi muscolari. Infatti, le uniche persone che eventualmente vengono ritenute degne di stima, capaci e competenti sono coloro che condividono il medesimo stile di vita, ottenendo magari risultati di maggior entità sul profilo fisico.

Infine, ma non per questo di meno importanza, c’è da tener presente che uno dei maggiori rischi per una persona con vigoressia consiste nel fatto che la necessità di sviluppare sempre più massa muscolare conduce la maggior parte delle persone affette a fare uso di sostanze illegali, in particolare steroidi anabolizzanti. Queste aiutano i muscoli a raggiungere livelli di sviluppo non ottenibili con il semplice esercizio fisico e possono provocare conseguenze negative sia di natura fisica che psichica, come aumento dell’aggressività e impotenza.

Che cosa si può fare?

Una delle difficoltà con questa patologia risiede proprio nel saperla riconoscere e distinguere da una sana passione sportiva e/o una auspicabile cura per il proprio corpo, che anzi andrebbe favorita e incoraggiata.

Come tutte le forme di sofferenza psicologica va trattata con l’aiuto di uno specialista! È quindi importante aiutare il proprio caro a prendere consapevolezza del problema e farsi supportare da un esperto di fiducia.

L’obiettivo del trattamento dovrebbe quindi concentrarsi sul cambiamento dei comportamenti e la percezione distorta che il paziente ha del proprio corpo,  combinando aspetti psicologici (attraverso un percorso terapeutico cognitivo-comportamentale), farmacologici e nutrizionali. A ciò è importante che si unisca il sostegno dei propri cari e della rete amicale.

About the Author

Elena PariseLa dott.ssa Elena Parise, Psicologa e specializzanda in Psicoterapia Cognitiva presso la Scuola "Studi Cognitivi" di Milano, si occupa di supporto psicologico rivolto a bambini ed adolescenti. Effettua inoltre consulenze per il supporto alla genitorialità.View all posts by Elena Parise →

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