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Cassazione contro i controlli a tappeto sui dispositivi dei lavoratori

Fonte: Federprivacy – Italia Oggi del 20 settembre 2016

 

La notizia

Sono illegittimi i controlli a tappeto su computer, posta elettronica e telefoni da parte del datore di lavoro sui propri dipendenti. Lo ha sancito la prima sezione civile della Cassazione con sentenza 18302-2016, mettendo così la parola fine a una causa che aveva visto contrapporsi l’Istituto poligrafico e zecca dello Stato e il garante per la privacy.

[…]

Con la sentenza depositata ieri la Cassazione ricorda che la linea adottata dalla giurisprudenza di legittimità prevede che «l’effettività del divieto di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori richiede che anche per i cosiddetti controlli difensivi trovino applicazione le garanzie» previste dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori e che «comunque questi ultimi non si traducano in forme surrettizie di controllo a distanza dell’attività lavorativa» dei dipendenti».

Se, aggiungono i supremi giudici «per l’esigenza di evitare attività illecite o per motivi organizzativi o produttivi, possono essere installati impianti e apparecchiature di controllo che rilevino dati relativi anche all’attività lavorativa» dei dipendenti, «la previsione che siano osservate le garanzie procedurali» di cui parla l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, «non consente che attraverso tali strumenti, sia pure adottati in esito alla concertazione con le r.s.a. si possa porre in essere», conclude la Cassazione, «anche se quale conseguenza mediata, un controllo a distanza dei lavoratori».

 

Il commento del nostro Consulente Privacy

Purtroppo sembra che la storia non ci aiuti. Per meglio dire, sembra che nessuno si ricordi come, e a che prezzo, siamo arrivati all’odierno, fragile e metastabile, rapporto tra Datore di lavoro e Lavoratori.

Era il 1970 quando la legge 300 sanciva necessarie ed imprescindibili attività da parte del Datore di Lavoro per garantire diritti e dignità del Lavoratore. Senza voler entrare nel tumultuoso e complicato mondo della politica e delle lotte sociali è utile anche solo soffermarsi un secondo su quell’incertezza che traspare, ultimamente, circa la liceità o meno di poter utilizzare strumenti o processi che trattino dati di persone, di professionisti o di lavoratori per attività che Titolari del trattamento dei dati, (n.d.r. Aziende o Datori di Lavoro), troppo poco informati, giudicano perfettamente conformi alla norma.

Nel 2004 prima e, successivamente, nel 2008, fino a giungere al più odierno Jobs Act il Garante, ad esempio, ha sempre individuato chiaramente ciò che è lecito o non lecito come trattamento dei dati in ambito lavorativo, in materia di controllo remoto, considerando quest’ultimo termine in una ampia casistica tecnica.

Rimane da pensare che alcune aziende non abbiano avuto la possibilità di raggiungere queste informazioni in maniera corretta o che non vi sia stata, da parte di chi di dovere, una corretta valutazione dei rischi a cui si andava incontro.

La Tua azienda può dirsi al sicuro da questo tipo di errata valutazione?

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